10 miti da sfatare sul Kenya e l’Africa in generale con cui ci scontriamo spesso!
Attraverso le nostre esperienze di vita e anni di permanenza sul territorio, vogliamo mostrarvi la realtà con le sue mille sfaccettature positive e negative, senza filtri!
Buona lettura!

1. Fa sempre caldo e c è sempre il sole. E’ vero, in Africa fa spesso caldo, tranne in alcune non rare eccezioni. Il Kenya, e molti altri paesi africani, si trovano su un altopiano che passa per più di 6000km in tutta l’Africa. Ad esempio Nairobi si trova a 1700 m sopra il livello del mare ed è come essere sulle alpi italiane! Durante la stagione “estiva” (dicembre/gennaio) fa molto caldo, ma grazie al clima secco è tollerabile, mentre durante la stagione “invernale” (luglio/agosto) si possono arrivare a toccare anche i 10 gradi di notte! Affrontare la stagione fredda diventa complicato a causa della totale assenza di riscaldamento nelle case, perciò o si è abbastanza fortunati da avere in salotto un bel camino, altrimenti bisogna munirsi di stufette elettriche per “sopravvivere” all’inverno Keniano. Ci sono molte zone dove non è raro vedere la neve, come Nyahururu, che si trova a pochi km dalla linea equatoriale. Poi però se si va verso la costa del Kenya, il “tipico” caldo africano si fa sentire con i suoi 40 gradi e un elevato tasso di umidità! Durante la stagione delle piogge, se è un’annata generosa, preparatevi a pioggia 24h al giorno, con allagamenti annessi! Ma a noi è bastato vivere in Kenya per qualche anno durante periodi interminabili di siccità, per constatarne i danni e cominciare ad apprezzare la pioggia, anche dopo giornate di rovesci ininterrotti! Quindi, se mai decideste di venire in Kenya, portate sempre con voi indumenti caldi e ombrelli! Possono tornarvi utili!

2. La sanità non funziona. In Kenya c’è una differenza enorme tra ospedali pubblici e privati. Gli ospedali pubblici sono per la maggior parte delle volte sovraffollati e non proprio luoghi affidabili dove farsi curare, spesso il personale è sottopagato con turni strazianti e i macchinari sono vecchi o non funzionanti. Ma ci sono anche ospedali privati, alcuni di questi sono delle vere e proprio gemme che non hanno assolutamente nulla da invidiare agli ospedali privati in Europa, con servizi di altissimo livello. Per queste ragioni è sempre consigliabile partire con una buona assicurazione sanitaria, con la quale si ha accesso a strutture specializzate di ultima generazione con dottori che operano in qualsiasi campo della medicina. Molti dottori negli ospedali keniani fanno un percorso universitario all’estero per poi tornare a lavorare nel loro paese di origine. Non tutte le città hanno un ospedale privato, ma per piccoli problemi ci si può affidare anche a cliniche locali oppure a strutture gestite dalle diocesi o da missioni. Anche queste strutture sono gestite egregiamente e spesso offrono servizi gratuiti per la popolazione in difficoltà!

3. Ci sono animali (feroci) della savana ovunque. Ad oggi gli animali si trovano nelle riserve protette e nei parchi nazionali. Raramente si addentrano in città o villaggi e se lo fanno è perchè sono disorientati o affamati. All’interno del Nairobi National Park, l’unico parco nazionale al mondo a trovarsi ai confini di una città, gli animali sono costantemente controllati e seguiti, anche se in passato c’è stato un episodio in cui un branco di leoni andò a finire sulla statale che passa affianco al parco! Cosa spinse gli animali oltre i confini, fu il forte rumore provocato dai lavori di manutenzione all’interno del parco, causando la fuga del branco fino ai confini della città! Quel giorno non verrà mai dimenticato, neanche dai keniani stessi, fu un evento rarissimo di cui ancora oggi tutti parlano! Oltre a questo, nelle città del Kenya è raro vedere animali selvaggi scorrazzare liberi. Per vederli bisogna recarsi nei parchi e fare un safari, ma può capitare di vedere qualche giraffa o zebra durante un viaggio on the road in zone un pò remote fuori dalle città, ed è sempre una grande emozione!

4. Sono sempre felici anche se non hanno niente. Questa frase risuona come uno slogan di una pubblicità progresso e per noi che viviamo in Kenya da un po di tempo ormai, non è piacevole da sentire! Si sente dire da chi è appena tornato da una vacanza in Kenya, da chi ha fatto una breve esperienza di volontariato o da chi semplicemente ha visto documentari o video su youtube. La domanda è: perchè non dovrebbero essere felici anche se non hanno niente? La loro realtà si compone di cose semplici che rendono la loro vita appagante senza necessariamente avere accesso a quei beni materiali che noi reputiamo fondamentali per la nostra felicità. Perciò la povertà, fatta di case fatiscenti in fango e lamiera e priva degli agi a cui noi siamo abituati, non scalfisce i loro sorrisi colmi di positività e resilienza. Questo è per noi un grande insegnamento e fonte di ispirazione. Nonostante i problemi e le preoccupazioni che ogni società affronta quotidianamente, ognuno di noi può trovare un buon motivo per sorridere almeno una volta al giorno!

5. Non c’è acqua e elettricità. questa affermazione è in parte vera, ma non si può generalizzare! L’acqua in Kenya come in tutta l’Africa, è un bene prezioso, le sorgenti d’acqua non sono molte e la maggior parte della popolazione dipende esclusivamente da pozzi privati oppure costruiti da organizzazioni umanitarie, diocesi o dal governo. Spesso vengono costruiti in zone tattiche della città oppure tra due villaggi dove la gente può andare con le proprie taniche a fare il rifornimento di un paio di giorni. Durante la stagione arida o una stagione delle piogge scarsa, il paese va in modalità di razionamento delle riserve d’acqua. Per esempio Nairobi, abitata da più di 9 milioni di abitanti incluse le periferie della città, si serve da un’unica sorgente. In attesa delle piogge, l’acquedotto eroga l’acqua soltanto 2 volte a settimana contro le 5 volte durante la stagione delle piogge. Tutte le abitazioni private e condomini sono muniti di grandi taniche per poter raccogliere l’acqua durante la settimana e gli abitanti sono coscienti di questi possibili frazionamenti perciò modificano le proprie abitudini per ridurre il consumo. Nel caso in cui l’acqua delle taniche finisse, esistono compagnie private che ne forniscono a domicilio al costo di 7 centesimi al litro. Per quanto riguarda l’elettricità, nelle città è stabile anche se spesso viene a mancare, infatti molti edifici sono muniti di generatore elettrico automatico che si attiva non appena l’elettricità salta. Questo può capitare anche un paio di volte al giorno e magari durare 2 giorni, nonostante l’intervento tempestivo delle compagnie elettriche. Fuori delle città invece il problema è più presente dato che in alcune zone l’elettricità non è ancora arrivata o non sempre viene effettuata manutenzione alle linee. Gli abitanti delle zone rurali si muniscono di sistemi di ricarica con pannelli solari con batterie ricaricabili in base ai bisogni dell’abitazione. Alcune compagnie offrono pannelli solari che vengono pagati circa 20 centesimi al giorno e grazie ad essi si può avere elettricità a sufficienza per caricare telefoni e utilizzare lampadine per tutta la notte. Sia i problemi di acqua che di luce sono presenti, ma fanno parte della quotidianità del luogo, quindi la popolazione nel tempo si è adattata escogitando metodi per aggirare il problema e trovare soluzioni a lungo termine ed efficaci!

6. Non prende il telefono! Non sappiamo per quale motivo ma da sempre la gente pensa che nel continente africano i telefoni non prendono e che internet non funzioni! In molte zone, soprattutto quelle più remote, magari non si ha un segnale pieno e non prende il 4G, però tendenzialmente la linea e internet funzionano ovunque! Nella capitale e nelle città più grandi, è stata introdotta negli ultimi anni anche la fibra e nella maggior parte delle abitazioni è presente la linea wifi, così come nei bar, ristoranti e centri commerciali dove è possibile usufruire di un hotspot gratuito. Inoltre, esiste un servizio chiamato “Mpesa”, con il quale è possibile trasferire e ricevere somme di denaro utilizzando solo la linea telefonica, non è necessario avere smartphone o linea internet, quindi è utilizzato da tutta la popolazione con costi di servizio alla portata di tutti! Si possono inviare da piccole cifre come 20 centesimi fino a 1400€ al giorno. Si può ricaricare il proprio conto telefonico tramite piccoli baracchini piazzati in tutti gli angoli delle città. È un sistema che viene utilizzato da tutti anche per pagare conti e bollette, estremamente utile ed ormai indispensabile!

7. Sono tutti poveri. Nell’immaginario comune, la popolazione dell’Africa in generale è talmente arretrata e povera che hanno sempre bisogno dell’aiuto salvifico di noi europei! Questa affermazione oltre ad essere piena di pregiudizio è assolutamente errata e denigrante. Con questo non vogliamo negare l’esistenza della povertà in Africa e nello specifico in Kenya, ma non è un’affermazione totalmente accurata. La capitale Nairobi è una metropoli abitata dalla nuova classe media kenyana con un buon tenore di vita dallo stile occidentalizzato, con costi medi della vita al pari o superiori di molte città europee. Affianco ai grandi grattacieli però si cela l’altro volto della città, con immense distese di baraccopoli dove la gente vive ammassata e in condizioni igienico sanitarie al limite. Questi insediamenti sono ovviamente il centro di interesse delle grandi ONG mondiali, che raccolgono ingenti quantità di denaro per aiutare i più deboli, spesso però non risolvendo i problemi della povertà alla radice, ma creando invece un forte senso di dipendenza dagli aiuti dei “bianchi”. Questo però non vuole generalizzare e sminuire il grande lavoro di altrettante organizzazioni che operano in tutti i campi e che sono schierate quotidianamente in difesa dei diritti dei più deboli.

8. Che bella l’Africa! Ma tu parli l’africano? Non tutti gli “africani” parlano la stessa lingua e non tutti appartengono alla stessa etnia, basti pensare al solo Kenya, composto da più di 44 tribù. Ognuna di esse possiede un proprio dialetto scritto e parlato, propri costumi e cibi, propri rituali usanze e tradizioni. Minimizzare le loro differenze, mettendole tutte dentro il calderone della cultura africana, sarebbe un’offesa alle singole etnie e culture. Perciò non esiste la lingua “africana”, ma ci sono più lingue parlate comunemente da una grande porzione di popolazione e la più parlata è lo Swahili. Ha origine dalle lingue “Bantu” mescolato nei decenni alla lingua araba con influenze europee. È principalmente parlato nell’Est Africa ed è la lingua del continente africano più studiata al mondo. Inoltre quando si parla di Africa non è corretto generalizzare ma è bene specificare a quale Paese ci si sta riferendo, per non rischiare di incorrere in errori madornali. Ad esempio il Kenya e la Somalia sono due paesi totalmente diversi sia demograficamente che geograficamente, ma è raro vedere un turista in Somalia, nonostante sia pur sempre Africa. Ogni Paese del continente africano ha un proprio patrimonio culturale, ognuno di essi con diversi paesaggi, cibi variegati, valori e tradizioni che devono essere valorizzate, senza generalizzare!

9. Vivono tutti nelle capanne. L’Africa, e nello specifico il Kenya, ha molte metropoli che non hanno nulla da invidiare alle grandi capitali europee. Nairobi per esempio cresce esponenzialmente ogni anno, con immensi grattacieli e strutture architettoniche modernissime. In ambito tecnologico e nell’utilizzo di risorse ed energie rinnovabili, il Kenya è più avanzato di molti paesi europei! Inoltre, grazie alla globalizzazione, si possono trovare molti prodotti da tutto il mondo. Mangiare Sushi Fusion con musica jazz in sottofondo con vista sulla savana, non è solo un sogno! Ovvio, nelle zone rurali del Kenya le persone vivono ancora in modo tradizionale, abitano in capanne seguendo i ritmi della natura, lavorando la terra con dedizione aspettando i suoi frutti e magari affidandosi agli “stregoni” del villaggio per farsi curare qualche dolore fisico o di cuore. Ma questo stile di vita non è generalizzabile a tutta l’Africa, è solo una delle mille facce di questo enorme e variegato continente.

10. L’African Time. Ah, no, questo mito non lo possiamo sfatare, è vero!! Nonostante possiate organizzare un viaggio curato fino al minimo dettaglio, considerando ogni singolo fattore di rischio, fidatevi che da qualche parte spunterà un imprevisto! Un ritardo, un contrattempo, ore e ore inaspettate di traffico oppure qualcuno che si presenta dopo ore ad un appuntamento come se nulla fosse. Ma cosa fare? Nulla, imparare ad accettare “l’African time” e cercare di conviverci nel modo più sereno possibile!

Speriamo che questo piccolo assaggio iniziale vi sia piaciuto e vi abbia magari regalato qualche piccolo spunto di riflessione! Alla prossima edizione con il prossimo argomento!