Per il secondo appuntamento della rubrica “Le 10 cose che..” abbiamo deciso di presentarvi 10 curiosità che troviamo interessanti e uniche sul Kenya! 

Buona lettura!

1. Sheng, mix tra swahili e english

Sheng è l’acronimo per Swahili e English. E’ una sottolingua nata nelle periferie di Nairobi in concomitanza con la grande crescita negli anni ‘60 degli “slum”, meglio conosciuti come baraccopoli. La nascita degli sheng probabilmente coincise con la sempre più frequente migrazione di giovani ragazzi i quali lasciavano le campagne per approdare nella grande capitale alla ricerca di fortuna.

La nascita di questa nuova lingua fu risultato di queste migrazioni di persone giovani di etnie diverse costrette a vivere fianco a fianco nelle zone più povere della città. Lo sheng quindi rappresenta il mix perfetto e armonioso della convivenza di diverse culture e dialetti di uno stesso paese. È una lingua instabile che subisce continui e repentini cambiamenti. Ogni generazione ha i propri modi di dire e di comunicare, e questi cambiamenti si possono notare attraverso le canzoni dei musicisti e artisti che tendono ad esprimersi con questa lingua nata in strada. Mentre ieri rappresentava la lingua della strada, dei poveri o dei criminali oggi è stata riconosciuta come parte integrante dell’identità nazionale ed è usata da politici o all’interno di pubblicità.

Oltre a creare parole nuove, si tende a modificare parole esistenti e mescolando soprattutto inglese e swahili nelle frasi. Qualche esempio pratico tra swahili e sheng: KWA NINI? Perché in swahili; in sheng diventa KWANI ? e ancora NINA = ho in swahili che in sheng diventa NIKO NAE il modo di salutare più utilizzato tra i giovani è NIAJE “come stai?”, che non esiste nè in inglese nè in swahili, ma è puro sheng.

2. Little Italy a Malindi

A partire dalla fine degli anni Settanta alcuni turisti italiani cominciarono a prediligere Malindi come meta per le vacanze, anche se i primissimi italiani arrivarono qui in nome della scienza qualche anno prima, nel 1963! L’ingegnere spaziale Luigi Broglio assieme al suo team iniziò la costruzione della piattaforma di lancio per il satellite San Marco 2, a circa 30 chilometri a nord di Malindi, un progetto condotto dalla NASA e il CRA, l’agenzia spaziale italiana. Con il progetto arrivarono ingegneri, ricercatori e tecnici italiani, alcuni dei quali rimasero e si stabilirono, portando con sé le loro famiglie.

Al tempo si trattava di una piccola cittadina isolata con meravigliose spiagge incontaminate, oggi dopo l’insediamento da parte dei nostri compatrioti, ha preso il nome “Little Italy”. Negli anni Ottanta infatti gli italiani cominciarono ad acquistare i migliori immobili affacciati sul mare e a costruire alberghi e villaggi turistici. Nacque così la quintessenza dei resort all’italiana, dove i turisti parlano solo italiano, mangiano italiano e ballano musica italiana. Anche la popolazione locale ha imparato l’italiano per poter colloquiare e lavorare con gli italiani, ormai quasi tutti parlano fluentemente la nostra lingua, dai tassisti, ai venditori ambulanti, alle cameriere nei bar e i dipendenti delle banche!

Malindi oggi conta una popolazione di 150.000 abitanti di cui 4.000 italiani ed ogni anno più di 30.000 turisti dall’Italia migrano sulle sue spiagge. Le attività commerciali sul territorio gestite da italiani, sono più di 2500 e spaziano da panetterie, negozi di alimentari, ristoranti e supermercati. Malindi è a tutti gli effetti la Little Italy del Kenya. 

3. Il Kenya e l’export di fiori

Il Kenya è il maggiore esportatore di fiori freschi per l’Europa soprattutto di rose, dei quali è il fornitore numero uno! Il 95% delle coltivazioni è concentrato intorno al lago Naivasha che con un estensione di 130 kmq ed il clima favorevole, è il luogo ideale per crescita ed irrigazione. Il primo a vederne il potenziale fu un soldato olandese che dopo la seconda guerra mondiale nel 1969, si insediò sulle rive del lago e cominciò la sua coltivazione di fiori diventando qualche anno dopo il più grande produttore della zona! Grazie alla grande produzione locale di fiori freschi, nella città di Nairobi si trovano piccoli baracchini agli angoli delle strade che creano composizioni bellissime con diverse varietà di fiori a prezzi bassissimi, con meno di 3€ si può acquistare un bellissimo e rigoglioso mazzo profumatissimo! 

I fiori raccolti in Kenya arrivano in Europa via aereo, con voli notturni grazie a condizioni climatiche e temperature più favorevoli, dunque non è raro vedere autobus pieni di lavoratori arrivare all’Aeroporto Internazionale di Nairobi al mattino prestissimo, i quali sono incaricati di pulire e sistemare i carichi di rose prima di essere speditI! La maggior parte delle rose arriva poi in Olanda dove vengono smistate e portate all’asta per essere acquistate all’ingrosso specialmente dall’Italia. Il miglior periodo di vendita è l’inverno nei weekend, durante le festività e soprattutto San Valentino. 

A Nairobi è veramente difficile dimenticarsi di una ricorrenza o di fare un regalo alla proprio compagna! Infatti durante le feste comandate come San Valentino, le strade si riempiono di fiorai ambulanti i quali si aggirano tra le macchine nel traffico della metropoli con enormi mazzi di rose a prezzi bassissimi, acquistabili direttamente dalla propria macchina!

4. Wangare premio nobel

Il Kenya è la patria della prima donna africana in assoluto ad aver vinto il Nobel per la pace nel 2004.

Stiamo parlando di Wangari Maathai, nata a Nyeri il 1 aprile del 1940. Nella sua vita è stata una parlamentare e attivista. Il suo lavoro era spesso considerato sia sgradito che sovversivo nel suo paese, dove la sua schiettezza costituiva un passo molto al di fuori dei tradizionali ruoli di genere. 

Si laureò in America alla Mount St. Scholastica College, e concluse il dottorato all’università di Nairobi diventando effettivamente la prima donna in Africa Centrale e dell’Est ad aver ottenuto un dottorato. Durante il suo lavoro al Consiglio Nazionale delle Donne in Kenya, Maathai era convinta che le donne nei villaggi rurali avrebbero potuto migliorare l’ambiente e rallentare la deforestazione e desertificazione,  con il semplice gesto di piantare alberi. A seguito di questo suo progetto, nel 1977 fondò il movimento “the green belt” (la cintura verde) e all’inizio del XXI secolo furono piantati più di 30 milioni di alberi in tutto il Kenya. 

Oltre al suo lavoro di conservazione ambientale, si batteva per i diritti umani, prevenzione AIDS, e difesa dei diritti delle donne, e spesso presentava convegni all’Assemblea Generale Nazioni Unite parlando di questi argomenti. Nel 2002 fu eletta all’Assemblea Nazionale del Kenya e nel 2003 divenne ministro dell’ambiente, risorse naturali e wildlife. Per poi vincere il premio nobel nel 2004 grazie al suo impegno olistico per l’ambiente, i diritti umani e specialmente nella difesa delle donne. Durante la sua carriera scrisse molti libri autobiografici, con i suoi pensieri, le sue ricerche, raccontando le sue lotte e il suo impegno nel sociale e per l’ambiente. Uno di questi libri porta proprio il nome del suo movimento “the green belt”. 

Oltre ad essere una donna facoltosa, si è sempre posta in prima fila per difendere i diritti dei più deboli. In Kenya molte strade, eventi e monumenti sono dedicate a lei e ai suoi ideali che mai moriranno, Tutt’oggi il suo movimento vive, e ogni anno vengono piantati milioni di alberi per continuare la sua missione contro i problemi ambientali moderni che stiamo affrontando in tutto il mondo. Una grande donna da prendere come esempio di vita e rendere propri i suoi insegnamenti.

5. I Keniani preferiscono il tè o il Chai?

Sebbene l’elaborazione del tè sia normalmente associata a paesi come l’India o la Cina, il Kenya ne è il maggiore esportatore al mondo con una produzione di circa 460 milioni di chilogrammi all’anno! I suoi competitors producono quantitativi di tè nettamente superiori, ma consumandone elevate quantità all’interno dei propri confini, ne esportano molto meno! Questa pianta venne importata dall’India verso i primi del ‘900 e così come in Hindi la parola “Chai” significa tè, ma si riferisce all’infuso di tè bollito con latte e spezie, anche in Swahili viene chiamato allo stesso modo e fa riferimento alla stessa bevanda!

Infatti in Kenya quando si chiede una tazza di tè bisogna sempre specificare se si vuole un normale tè, altrimenti verrà servito il Chai con il latte! Non sempre viene cucinato con le spezie come in India e nelle zone rurali, dove il latte di mucca è sempre a disposizione, il Chai viene bevuto sia a colazione che diverse volte durante la giornata. Viene usato come energy drink! 

I keniani lo amano e più zucchero c’è, meglio è, per chi non è abituato a bevande troppo dolci, risulta praticamente imbevibile!

Le più grandi piantagioni di tè si trovano a Nairobi e Kericho dove grazie all’ altitudine superiore ai 1800 m è presente un clima ottimale per la coltivazione. Lo sapevano bene i primissimi produttori, i quali fecero fortuna con le loro coltivazioni nella zona collinare di Nairobi, Limuru, dove ancora oggi è possibile visitare diverse piantagioni tra cui Kiambethu Tea Farm. Qui si trova la casa coloniale di proprietà di una gentile signora che gestisce ancora oggi la piantagione di tè che appartiene alla sua famiglia da ben cinque generazioni! Durante la visita ci si immerge nella storia, attraverso degustazioni di tè arricchite da aneddoti e cenni storici, seguite da un tour della fattoria e dell’affascinante foresta circostante! Il tutto si conclude con un delizioso brunch all’inglese fatto in casa con prodotti dell’orto!

Ad oggi più del 60% del tè proveniente dal Kenya è prodotto da oltre 450.000 piccoli agricoltori, grazie ai quali è possibile l’esportazione di un prodotto di alta qualità in tutto il mondo, generando ricavi che si aggirano intorno ai 900 milioni di dollari all’anno. 

6. Il lago desertico Turkana

Il Lago Turkana è il lago desertico piú grande al mondo. E’ situato nella Rift Valley a nord-ovest del Kenya ed è quasi interamente all’interno dei confini del Kenya, solo la parte nord si trova in Etiopia. Un’immensa distesa d’acqua con più di 6000 kmq di estensione circondata da foreste e un paesaggio lunare surreale. Secondo gli antropologi qui si trova la vera culla dell’umanità e lo confermano i ritrovamenti di fossili ed utensili in pietra che ancora oggi si trovano sulle rive del lago. Tali ritrovamenti sarebbero appartenenti agli antenati dell’Homo Sapiens, i quali abitavano queste zone più di 4 milioni di anni fa!

Il lago si trova a 600 km da Nairobi e non è per nulla facile raggiungerlo, muniti di un robusto fuoristrada bisogna attraversare strade impraticabili fatte di sassi e fango, ma c’è anche qualche temerario che affronta il percorso a piedi con scorte di cibo e acqua e una buona dose di allenamento e forza di volontà! 

Fino a qualche anno fa però, percorrere questi territori era anche molto pericoloso per via degli scontri fra tribù locali. A causa della grande siccità e conseguente avanzamento delle zone desertiche, le popolazioni della zona si contendevano le poche riserve d’acqua disponibili per poter sostenere il proprio bestiame e la comunità.

Gli scontri fra tribù finivano spesso in sanguinosi combattimenti armati e chi transitava su queste terre spesso rischiava di essere coinvolto nella guerriglia o trafugato delle proprie scorte d’acqua, il prezzo da pagare per il transito. Ad oggi i casi di attacchi si sono ridotti considerevolmente anche grazie agli aiuti umanitari attivati negli ultimi anni rivolti alle popolazioni locali. Tuttavia queste zone rimangono molto ostili all’essere umano a causa del caldo torrido e mancanza di materie per l’autosostentamento, nonostante ancora oggi le rive del lago siano abitate da piccole etnie purtroppo in via di estinzione. 

Anche un’innumerevole quantità di coccodrilli popola queste acque, perciò è altamente sconsigliato fare bagni e pediluvi! Qui flora e fauna si sono adattate perfettamente allo scenario lunare; fenicotteri rosa spiccano tra la foresta pluviale e le sue splendide orchidee, mentre le sorgenti d’acqua solforosa creano piccoli fiumi che scorrono in mezzo alla vegetazione. Vale la pena raggiungere questo luogo, via aereo e con una guida esperta, per godersi l’incredibile paesaggio circostante, un paradiso che racchiude le origini dell’umanità. 

7. Eldoret, la città dei maratoneti

Eldoret è la città da cui provengono tutti i maratoneti del Kenya e si suppone che una delle motivazioni alla base di questo fenomeno, sia l’altitudine a cui si trova la città, ben 2100 m sopra il livello del mare. Sembrerebbe infatti che allenarsi a questa altitudine porti a una maggiore resistenza fisica e respiratoria, per questo negli anni durante le competizioni di atletica leggera e maratone, a salire sul podio sono stati quasi sempre atleti provenienti dal Kenya, molti di loro originari di Eldoret! Qualche chilometro prima di entrare nel centro della cittadina, c’è una lunga muraglia dipinta con murales, raffiguranti i volti delle donne e degli uomini maratoneti keniani, i quali hanno portato in alto il nome del paese durante competizioni a livello mondiale! Il maratoneta Eliud Kipchoge, che ha battuto record mondiale percorrendo in 1:59 ore il percorso di 9.6km. E’ originario di Kapsisiywa in Siaya County a Ovest del Kenya, ma da quando ha iniziato la sua carriera si è trasferito e Eldoret con la sua famiglia!

8. Siri

Chi è che non sa cosa è Siri? La divertente vocina robotizzata dell’iPhone che ci aiuta a fare diverse azioni quotidiane. Ma come tutti sanno cosa è Siri, pochi avranno idea da dove venga il nome. Dallo swahili! Infatti in lingua swahili Siri significa segreto. Adam Cheyer, il co fondatore di Siri, ha spiegato che il team, al momento della sua creazione, cercava un nome breve, facile da pronunciare e che non fosse troppo comune.

Quando fu chiaro che Siri sarebbe stato il candidato privilegiato, ciascun membro del team vi diede il suo personale significato. Ci fu chi vi attribuì un’origine nordica, infatti in lingua scandivana antica, Siri significava “donna che porta alla vittoria”; chi lo ricondusse alla parola swahili “segreto”; e altri ancora al singalese e al concetto di bellezza a cui la parola Siri riconduce. Cheyer però sottolinea che nulla ha a che vedere con la parola giapponese Shiri, la cui pronuncia non è tanto diversa da quella di Siri, che invece significa sedere!! 

9. Il Kenya casa dei boy scouts

In Kenya precisamente a Nyeri, si trova la casa e la tomba dell’ideatore e fondatore dei Boy Scouts nel mondo, Sir Robert Stephenson Smyth Baden-Powell. Nato nel 1857 a Londra, all’età di 19 anni iniziò la sua carriera militare e ben presto si ritrovò a viaggiare in tutto il mondo ricoprendo ruoli di rilievo in India, Afghanistan e Sud Africa. Nel 1907, nacque da una sua idea il movimento dei Boy Scouts che ad oggi conta in totale più di quaranta milioni di iscritti ed è uno dei più grandi movimenti al mondo di educazione informale. Nyeri è così diventata meta di pellegrinaggio per gli scout provenienti da tutto il mondo in visita presso la residenza di Baden-Powell. Proprio per questo suo forte legame con il Kenya, in tutte le scuole del paese è istituito un gruppo scout di cui ogni studente può entrar a far parte.

In Kenya lo scautismo ha una connotazione più militare e di servizio alla nazione, proprio come l’aveva ideata il suo fondatore. Grazie a questi gruppi all’interno della scuole, molti bambini e adolescenti partecipano attivamente a manifestazioni ed eventi, permettendo così loro di stare lontano dalla strada, cattive compagnie o gruppi criminali, soprattutto per chi vive all’interno delle baraccopoli. B.P. (come affettuosamente viene chiamato dagli scout di tutto il mondo) morì nel 1941 nella sua abitazione in Kenya e sulla sua tomba vi è scritto “Sono tornato a casa”.

10. Barack Obama è Keniano!

Quando Obama divenne il primo presidente nero degli Stati Uniti, fu un giorno storico indimenticabile e di grande cambiamento per tutto il mondo. Ma il Kenya più di tutti provò immenso orgoglio e patriottismo poichè un loro “cittadino” riuscì a scalare la vetta diventando l’uomo più influente del mondo!

Il padre di Obama infatti era keniano originario della contea di Siaya vicino a Kisumu. Per i membri della sua tribù, i “Luo”, vedere un loro discendente raggiungere un risultato così importante fu da subito motivo di grande orgoglio e fierezza. Pensate che molti abitanti della zona sostengono di conoscere personalmente Obama ed un numero inimmaginabile di persone dicono di essere membri della sua famiglia, cugini di primo o secondo grado, zii, nipoti, e chi più ne ha ne metta! Chissà quanti di loro in realtà lo sono veramente! Obama negli anni non ha mai dimenticato le sue radici e spesso nomina il Kenya durante i suoi discorsi prendendolo come esempio di paese africano in continua evoluzione e all’avanguardia su molti fronti. A luglio del 2015 visitò il Kenya per la prima volta in veste ufficiale di presidente americano e fu un momento emozionante e gioioso per tutto il Paese. Il presidente era tornato a casa!

Speriamo abbiate trovato queste 10 curiosità interessanti. Quali di queste conoscevate già? Oppure sono tutte curiosità nuove per voi?

Vi aspettiamo per la prossima puntata con un nuovo argomento delle “10 cose che..”!