Ci sono viaggi e destinazioni che ti lasciano il segno ed altri che ti cambiano letteralmente la vita: in Kenya io ho trovato me stessa ed il luogo che oggi posso chiamare casa e tutto questo lo devo all’audacia dei miei 18 anni. 

Dopo il diploma, come la maggior parte degli adolescenti ero un po spaesata, non sapevo esattamente cosa avrei voluto fare del mio futuro, ma una cosa era certa: volevo vedere cosa si celasse aldilà della mia comfort zone. Sentivo che là fuori, nel mondo, avrei fatto grandi cose ma non sapevo cosa e soprattutto come. 

Ho sempre dedicato il mio tempo libero al volontariato. Decisi così di unire questa mia propensione all’aiuto del prossimo con il mio desiderio di esplorare il mondo, cogliendo l’occasione dell’anno sabbatico post diploma.

Nel maggio del 2010 decisi di partire per partecipare ad un progetto di volontariato internazionale e solo pochi mesi dopo, a settembre, mi ritrovai da sola su un aereo direzione Nairobi; non sapevo ancora quanto quella scelta e quell’esperienza avrebbero cambiato la mia vita!

Non sapevo minimamente cosa aspettarmi! Pensare che prima della partenza, durante l’Infoday tenuto dell’Organizzazione, ero orientata più per i progetti in India, ma nonostante inizialmente l’Africa fosse lontana dai miei pensieri, per un insieme di coincidenze e segnali cominciai a nutrire un forte interesse per il Kenya.

Infatti durante i vari colloqui ci fu un cambio inaspettato di direzione, in Kenya era presente l’unico progetto che avesse un coordinatore dei volontari italiano in loco. 

A causa della mia scarsa conoscenza dell’inglese all’epoca, sono stata direzionata su quel progetto per questioni di sicurezza e per agevolare il più possibile la mia esperienza.

E cosi mi ritrovai li, catapultata nella grande e selvaggia metropoli di Nairobi, mi sentivo piena di entusiasmo e con tanta voglia di immergermi in quell’esperienza con tutta me stessa!

Nonostante gli iniziali problemi di comunicazione dovuti alla lingua, riuscii ad adattarmi ai ritmi di Nairobi; per me ogni giorno era una nuova avventura, anche il traffico folle e i matatu con la musica ad altissimo volume, facevano parte del divertimento e riuscivo sempre più a sentirmi parte di quella non ordinaria ed affascinante realtà. 

Nairobi ed il progetto umanitario in cui facevo volontariato erano diventati la mia seconda casa.

Le mie giornate erano scandite dalle attività nelle baraccopoli di Korogocho e Kariobangi.

Lì ero quotidianamente a contatto con la cruda realtà della popolazione locale; la povertà tuttavia non aveva privato gli abitanti di questi luoghi della loro creatività, ingegnosità e voglia di riscatto. 

Cominciai a nutrire un profondo rispetto per questa terra e la sua gente, che con il suo sorriso e resilienza mi portò ad innamorarmi più profondamente del Kenya. 

Tra le strade sterrate e le baracche nascoste tra i cumuli di spazzatura imparai a conoscere la loro cultura e le usanze locali, guidata anche da una mentore speciale, la coordinatrice italiana del progetto di cui facevo parte.

Lei aveva anni di esperienza alle spalle, avendo vissuto parecchi anni tra Kenya e Tanzania parlava uno Swahili impeccabile e con il tempo riuscì a trasmettere anche a me tutto quello che c’era da sapere per vivere quell’esperienza appieno attraverso numerose avventure insieme!

Quei tre mesi mi sfuggirono tra le dita, nonostante mi sembrasse di essere li da sempre, sentivo che quella nuova realtà mi apparteneva, ormai era la mia nuova vita. 

Quando tornai in Italia nel freddo dicembre, tutto era cambiato, i miei amici e le loro abitudini erano cambiati, ma soprattutto io ero cambiata e sentivo di aver lasciato la mia nuova vita in sospeso, mi sentivo incompleta.

Senza pensarci troppo decisi di proseguire l’anno sabbatico tornando in quei luoghi che cominciavo a chiamare casa, ma questa volta per 5 mesi.

Tornata in Kenya sentii dentro di me consolidarsi un legame profondo con quella terra, quella città, ormai ero a mio agio. 

Anche il mio inglese cominciò a migliorare e questo cambiò totalmente la mia esperienza, mi sentivo più sicura di me nel comunicare con la gente del luogo, soprattutto durante le attività di volontariato nelle baraccopoli. 

Molti dei beneficiari dei progetti non parlavano inglese, quindi l’unico modo per comunicare era tramite la lingua locale, lo Swahili di cui cominciai ad imparare i primi rudimenti per entrare più in contatto e stabilire un rapporto di fiducia con loro. 

Furono mesi intensi e mentre si avvicinava il mio rientro in Italia, riflettevo su come riuscire a rendere mia quella vita.

Decisi che dovevo professionalizzarmi per riuscire a trovare in futuro un lavoro a Nairobi, perciò a settembre di quell’anno mi iscrissi all’Università, Scienze Pedagogiche e dell’Educazione a Genova. 

Da li cominciò il mio lungo percorso di studi, interrotto ciclicamente da soggiorni di un paio di mesi in Kenya, non avendo l’obbligo di frequenza, durante le lezioni partivo per poi tornare in Italia per la sessione di esami. 

Ma non avevo calcolato un piccolo particolare che cambiò un pò i miei piani e stravolse ancor di più la vita. 

Durante uno dei miei viaggi, incontrai un ragazzo, colui che ad oggi è mio marito da 6 anni e padre del nostro bambino di un anno, ma questa è un’altra (lunghissima) storia!

Durante gli anni di permanenza in Kenya non persi occasione per esplorare il territorio ed i paesi circostanti, viaggiando all’avventura con mezzi locali e soggiornando in “hotel” di fortuna. 

Da nord a sud, dalle coste tropicali che si affacciano sull’oceano indiano, verso il cuore del paese sorpassando la linea equatoriale. 

Mi sono emozionata alla vista del Kilimanjaro all’alba, godendo di paesaggi mozzafiato e piccoli paradisi nascosti tra le foreste. 

Dalla savana incontaminata ho raggiunto la Tanzania del nord con i suoi meravigliosi parchi e viaggiando on the road nell’Uganda del sud sono arrivata a toccare la foce del Nilo, fino alle bellezze uniche dell’Ethiopia!

Dopo la laurea a marzo del 2016, finalmente riuscii a coronare il mio sogno più grande, quello per cui avevo lavorato duramente per quei 6 lunghi anni. Impacchettai le mie poche cose e mi trasferii in Kenya con mio marito per iniziare la nostra vita insieme nel paese che ho imparato ad amare.

Durante gli anni lavorai per diverse ONG locali ed italiane che prevalentemente operano nelle baraccopoli di Nairobi.

Tuttavia nel corso del tempo cominciai a sentire l’esigenza di distaccarmi dall’ambito sociale, per approcciarmi a quello turistico. 

Grazie alle mie esperienze di vita e di viaggio avevo maturato una buona conoscenza del territorio keniano, il che è stato utile nell’organizzazione di viaggi sia per piacere personale che per amici e parenti che venivano a trovarmi dall’Italia.

Fu così che durante un safari nella riserva del Maasai Mara, io e Chiara la mia migliore amica, decidemmo di perseguire il nostro sogno comune di aprire un tour operator.

Ne parlavamo da tempo, anche lei appassionata di viaggi come me e grazie a questa passione comune e soprattutto alla nostra consolidata amicizia negli anni, iniziammo a mettere in piedi il nostro progetto!

L’apertura del Tour Operator è stato un processo lungo e non così facile, ma la nostra voglia di realizzare questo sogno è sempre stata più grande della paura di fallire.

Dietro ad ogni tour c’è un pezzetto delle nostre storie e non vediamo l’ora di condividerle con voi, parola per parola, passo dopo passo.

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